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Alta Via Numero Uno : da Belluno a Braies in nove giorni

Alta Via Numero Uno : da Belluno a Braies in nove giorni

In questo post descrivo uno dei trekking più belli nel nostro Paese: l’alta via numero uno. E’ un trekking meraviglioso che permette di ammirare tante montagne famose e bellissime: tra queste meritano una citazione la Civetta, il Pelmo, l’Antelao e la Marmolada. Questo trekking è lungo circa 150 km con 9000 metri di dislivello: la quota massima raggiunta sono i 2752 metri del rifugio Lagazuoi.

L’alta via numero uno ha tantissime deviazioni: questo è il trekking classico, fatto senza ferrate e soprattutto….fatto al contrario! Generalmente, infatti, l’alta via numero uno viene percorsa al contrario, quindi da Braies a Belluno. Per motivi organizzativi io e la mia amica Karolina siamo partiti da Belluno: non ci sono controindicazioni nel percorrere questo trekking ‘al contrario’, e comunque alla fine spiegherò i pro e i contro di questa scelta.

 

  Tappa 1: Belluno – Rifugio Pian de Fontana

Io e la mia amica Karolina ci siamo trovati a Belluno, città raggiungibile facilmente in treno: qui abbiamo passato una notte. Al mattino abbiamo preso l’autobus delle 9.20 che porta ad Alleghe: l’autista ci ha detto di scendere dopo circa venti minuti di viaggio. Le previsioni del primo giorno erano instabili, anzi decisamente negative: io e Karolina abbiamo dunque deciso di camminare velocemente fino al Pian de Fontana cercando di evitare il temporale. I primi trenta minuti di cammino sono stati abbastanza duri: il sentiero infatti sale in modo molto ripido. Alla fine del sentiero abbiamo imboccato una larga strada di montagna che collega la località Pinei (che si trova sulla strada verso Alleghe) al rifugio Bianchet: abbiamo così scoperto che ci sono due posti che segnano l’inizio dell’alta via numero uno. Dopo circa due ore di facile cammino siamo arrivati al rifugio Bianchet, utilizzato come pausa cappuccino.

Dal Bianchet abbiamo raggiunto il rifugio Pian de Fontana in circa due ore, che si sono rivelate abbastanza toste: infatti il sentiero si inerpica inizialmente di 400 metri, poi scende di 200 ed infine sale di altri 150. Raggiungere il rifugio Pian de Fontana senza prendere una goccia d’acqua è stata una bella soddisfazione! Dopo una bella doccia calda e una cena abbondante siamo andati a dormire.

La prima giornata è stata lunga 14 km con un dislivello di 1400 metri .

 

  Tappa 2: Rifugio Pian de Fontana – Rifugio Carestiato 

Già in partenza sapevamo che questa tappa sarebbe stata dura: le nostre previsioni sono state decisamente giuste!

Siamo partiti dai 1630 metri del Pian de Fontana alle 8 del mattino. Dopo aver salutato le pecore che pascolavano vicino al rifugio abbiamo iniziato la lenta e ripida salita verso la Forcella Zita, situata a 2350 metri. Abbiamo impiegato poco più di due ore per raggiungere la forcella: la nebbia non ci ha permesso di apprezzare appieno il panorama. Dalla forcella si scende di nuovo a 1800 metri: il primo pezzo è un po’ complicato perché si passa per una piccola cresta. A fine discesa si vede in lontananza il rifugio Sommariva che viene utilizzato da chi vuole dividere questa tappa in due giornate. Io e Karolina dunque abbiamo proseguito verso il Passo Duran.

Il panorama sotto la Cima del Pramperet è decisamente molto bello: la caserma del Moschesin ci ha fatto capire che stavamo iniziando ad entrare nei campi di battaglia della prima guerra mondiale. Ho trovato personalmente abbastanza difficile la camminata verso il Passo Duran: la lunghezza della tappa e il suo dislivello mi hanno fatto tribolare non poco! Quando stavamo per raggiungere il passo Duran abbiamo trovato il sentiero pieno di alberi abbattuti (gli effetti dell’alluvione dell’ottobre 2018 sono a tratti ancora decisamente visibili): una signora che è andata a passeggio con il cane ci ha aiutato a ritrovare il sentiero (abbiamo dovuto letteralmente scavalcare alberi caduti, oppure strisciare al di sotto di questi). Dal Passo Duran al Rifugio Carestiato la camminata è breve: la soddisfazione di arrivare alla fine del tappone è stata immensa!

La seconda giornata è stata lunga 21 km con un dislivello di 1400 metri.

 

  Tappa 3: Rifugio Carestiato – Rifugio Tissi 

Il terzo giorno è iniziato con una camminata di un’ora che ci ha portato ad una forcella con un punto panoramico strepitoso. Il lato negativo di questo punto panoramico è stato un tratto abbastanza ostico per la sua pendenza e per un tratto su neve ghiacciata: io e Karolina abbiamo ben deciso di passare sulle rocce per evitare questo pezzo ghiacciato. Dopo una lunga discesa abbiamo raggiunto una strada di montagna che ci avrebbe portato, in salita, fino al rifugio Vazzoler. Qui, dopo circa 5 ore di cammino (comprese le pause), abbiamo pranzato abbondantemente.

Il rifugio Vazzoler si trova appena sotto al Civetta: per raggiungere il rifugio Tissi avremmo dovuto ancora camminare circa due ore e mezzo in salita. Camminare di fianco al Civetta è una sensazione bellissima! Dopo tre giorni abbiamo avuto la percezione di camminare in un paradiso! L’ultimo tratto che porta al rifugio Tissi si inerpica parecchio e questo ha fatto sì di aver raggiunto il rifugio di fine tappa ancora una volta decisamente soddisfatti!

Il rifugio Tissi si trova ad un’altitudine di 2250 metri ed è una vera e propria terrazza con vista sul Civetta. Il tramonto da qui è qualcosa di spettacolare! Inoltre, vedere il lago di Alleghe 1000 metri sotto di noi ci ha lasciato senza fiato!

La terza giornata è stata lunga 18 km con un dislivello di 1200 metri.

 

  Tappa 4: Rifugio Tissi – Rifugio Venezia

Dopo aver salutato con un certo dispiacere il rifugio Tissi siamo scesi, continuando a costeggiare il Civetta da vicino. Dopo circa un’ora di camminata ci siamo voltati ed abbiamo potuto apprezzare il Tissi in lontananza e il lago di Alleghe placido ben sotto di noi. Continuando a camminare abbiamo raggiunto il bellissimo lago di Coldai, che si trova poco prima del rifugio omonimo. Dal Coldai siamo scesi di circa 600 metri fino al Rifugio Palafavera, dove ci siamo fermati per pranzo. Dal Palafavera abbiamo preso il sentiero che ci ha portato al rifugio Venezia: i primi 45 minuti sono stati in salita, che definisco senza problemi spacca gambe!

Portata a termine la salita abbiamo camminato di fianco al maestoso Monte Pelmo per circa un’ora e mezzo fino al Rifugio Venezia: gli ultimi venti minuti sono stati sotto la pioggia, che aveva già reso un pantano un tratto del sentiero.

Il rifugio Venezia è molto bello! Si trova appena sotto al Monte Pelmo è può essere utilizzato per farne il giro: questa era anche la nostra idea, ma poi abbiamo scoperto che la forcella che unisce il Rifugio Venezia al Rifugio Fiume era innevata e così abbiamo deciso che il giorno seguente avremmo il rifugio Fiume per la via più semplice.

La quarta giornata è stata lunga 18 km e con un dislivello di 900 metri.

 

  Tappa 5: Rifugio Venezia – Croda da Lago Palmieri

Avendo deciso di evitare il giro del Pelmo in mattinata abbiamo percorso lo stesso sentiero del giorno prima, ovviamente al contrario. In circa tre ore e mezza abbiamo raggiunto il rifugio Città di Fiume: questa camminata è stata molto bella perché il Pelmo è sempre maestoso e sempre vicino. Il rifugio Città di Fiume è uno dei rifugi più facili da raggiungere per chi ama le gite giornaliere: la sua posizione sotto il Pelmo, le mucche, i bei prati verdi spiegano perché sia tanto amato.

Dai 1750 metri del rifugio bisogna salire fino ai 2200 metri della Forcella Ambrizola. Da qui il panorama è qualcosa di spettacolare, unico: è infatti possibile ammirare il Pelmo, il Civetta, la Marmolada, l’Antelao, le Tre Cime di Lavaredo, Cortina d’Ampezzo e anche il lago Federa, che ospita sulle sue sponde il Rifugio Palmieri.

Dalla Forcella al Rifugio è una camminata in leggera discesa che definisco senza problemi meravigliosa!

La quinta giornata è stata lunga 18 km e con un dislivello di 800 metri.

 

  Tappa 6: Croda da Lago Palmieri – Rifugio Nuvolau

Una delle giornate più belle dell’alta via numero uno! Dopo circa mezzora di cammino abbiamo visto un panorama meraviglioso sulle Tofane e su Cortina d’Ampezzo. Dopo circa 400 metri di discesa abbiamo raggiunto la strada che porta da Pocol al Passo Giau: l’abbiamo attraversata e siamo risaliti di altri 400 metri, per arrivare così al Rifugio Cinque Torri, appena sotto le famose Cinque Torri. Qui ci siamo fermati per una pausa ‘seconda colazione’: il proprietario del rifugio ci ha consigliato di fare il giro delle Cinque Torri per vedere gli scenari della prima guerra mondiale. Il giro è molto breve (si raggiunge il rifugio Scoiattoli in circa 45 minuti) e permette di vedere le postazioni difensive di cent’anni fa: è un giro assolutamente consigliato! Le Cinque Torri sono anche una ‘palestra’ per gli alpinisti: è pazzesco vedere tanti ragazzi impegnarsi nella scalata a queste torri!

Dal rifugio Scoiattoli, usato come pausa pranzo, siamo saliti di circa 350 metri fino al Rifugio Nuvolau. Questo è uno dei rifugi più belli di tutte le Dolomiti: è infatti possibile ammirare la Marmolada, le Cinque Torri, l’Antelao, il Pelmo e la Civetta. E’ anche uno dei rifugi più piccoli: i posti disponibili sono solo 24!

La sesta giornata è stata lunga 12 km e con un dislivello di 1000 metri.

 

  Tappa 7: Rifugio Nuvolau – Rifugio Lagazuoi

Altro giorno dedicato alla storia, altro giorno bellissimo!

Dal Rifugio Nuvolau siamo scesi velocemente fino al Passo Falzarego. Camminando in discesa vedevamo in alto e in lontananza il Rifugio Lagazuoi, che ci osservava dai suoi 2752 metri.

Dal Passo Falzarego al Rifugio Lagazuoi si possono seguire due sentieri: salire per 300 metri su un sentiero normale e 300 metri attraverso le gallerie della prima guerra mondiale oppure salire tutti i 600 metri su un sentiero normale. Avevo già percorso le gallerie tre anni fa e mi avevano lasciato veramente senza parole: Karolina voleva conoscere queste pagine storiche dal vivo e quindi abbiamo deciso di prendere le gallerie.

Confermo senza dubbi il mio pensiero di tre anni fa: le gallerie sono da visitare! Sono faticose, sono a tratti scivolose, sono buie (c’è sempre una corda per aiutarsi, ma serve una lampada): se si pensa ai combattimenti di cento anni fa queste gallerie rimangono un pugno nello stomaco fortissimo.

Arrivati al rifugio Lagazuoi ci siamo riposati meritatamente!

Il Gps di questa tappa non è esattamente corretto in quanto ovviamente nelle gallerie il segnale è quasi nullo. Credo che le distanze segnalate qui siano un po’ più lunghe di quelle reali, mentre il dislivello è corretto.

 

  Tappa 8: Rifugio Lagazuoi – Rifugio Sennes

La penultima giornata è iniziata con un’alba strepitosa che ha colorato di rosso il Gruppo del Sella e la Marmolada.

Dal Rifugio Lagazuoi siamo ridiscesi per 700 metri fino al bellissimo Rifugio Scotoni (che ospita due fantastici alpaca) e di altri 300 metri fino a Capanna Alpina. Qui abbiamo girato a destra e siamo entrati nel Parco di Fanes – Sennes – Braies. Dopo una prima salita di 300 metri si cammina attraverso una meravigliosa valle verde, con tante mucche e cavalli.

Poco prima del rifugio Fanes è possibile ammirare un bellissimo (e piccolo) lago montano. Al rifugio Fanes, raggiunto in circa cinque ore, ci siamo fermati per pranzo. Da Fanes si raggiunge il Rifugio Pederu dopo essere scesi di 500 metri. Il meteo al rifugio Pederù era decisamente pessimo: per arrivare al nostro ultimo rifugio (il Sennes) siamo saliti velocissimi, impiegando un’ora e un quarto invece delle due ore previste.

L’ottava tappa è stata lunga 28 km, con un dislivello di 1200 metri.

 

  Tappa 9: Rifugio Sennes – Lago di Braies

Dal Rifugio Sennes al Lago di Braies sono solo 10 km di trekking. Unico problema: li abbiamo trascorsi quasi tutti sotto la pioggia! In circa un’ora di cammino abbiamo raggiunto il Rifugio Biella: il proprietario di questo rifugio ha costruito la famosa Piramide Italiana sull’Everest.

Dal Rifugio Biella inizia una discesa di 900 metri. Nella prima parte della discesa ci sono delle corde di acciaio: io e Karolina abbiamo cercato di evitarne l’uso visti i fulmini in cielo. Dopo aver passato questo pezzo, la discesa si è fatta pian piano più facile: vedere il lago di Braies in lontananza ci ha dato gioia! Una volta arrivati al lago di Braies abbiamo pranzato e preso un autobus per Monguelfo: la nostra alta via numero uno era finita!

L’ultima tappa è stata lunga 10 km con un dislivello di 350 metri.

 

 

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INFORMAZIONI SULL’ALTA VIA NUMERO UNO: IL PERCORSO

  • 150 km e 9000 metri di dislivello in salita (8000 metri in discesa)

 

  • E’ fattibile percorrere l’alta via numero uno in tutte e due le direzioni: il 95% delle persone percorre l’alta via da Braies a Belluno. Abbiamo percorso quindi l’alta via al contrario e non abbiamo riscontrato problemi: solo la Forcella Zita al secondo giorno ci ha messo un po’ in difficoltà.

 

  • Un vantaggio di fare l’alta via numero uno al contrario è quella di vedere i panorami più belli verso la fine del trekking: dalla terza giornata è un crescendo di bellezza!

 

  • Giorno più difficile: il secondo.

 

  • Rifugio più bello: difficile da scegliere, ma dico Tissi.

 

  • Giornata più bella: anche qui difficile da scegliere, voto la sesta.

 

  • Alba più bella: dal Rifugio Lagazuoi.

 

 

  • Tutte le giornate hanno un rifugio a circa metà percorso: si trovano tutti sulla strada, a parte il Sommariva che richiede una deviazione di circa venti minuti nella seconda giornata.

 

  • Si può affrontare l’alta via numero uno anche con una tenda. Bisogna prenotare i rifugi in largo anticipo, soprattutto quelli piccoli come il Nuvolau.

 

  • Altitudine massima: rifugio Lagazuoi, 2752 metri.

 

  • Da Belluno bisogna prendere l’autobus che porta ad Alleghe. Ci sono due fermate ideali per iniziare il percorso: la prima coincide con l’inizio di un ripido sentiero, la seconda coincide con la fermata Pinei (la strada di montagna che parte da qui è larga e facile).

 

  • Lo zaino deve essere il più leggero possibile. Generalmente per un trekking del genere può bastare anche uno zaino da 40 litri, di circa 10-12 chili. Io ho portato 4 mutande, 4 calze merinos, 4 magliette tecniche (stile ‘maratona’), 2 maglie a manica lunga (preferibilmente in lana merinos, tiene meglio il caldo), scarponi da alta montagna, un pantaloncino corto, un pantalone da alta montagna, una felpa, una giacchetta per il vento, kway, occhiali da sole, cappello, scaldacollo, asciugamano, infradito e sacco a pelo.

 

  • Veniamo al dunque: le difficoltà! L’alta via numero uno è un trekking che generalmente viene compiuto in dodici giorni: averlo finito in nove è stata una piccola impresa. Ho trovato un po’ complicato il secondo giorno (in particolare la forcella Zita) in quanto il sentiero è stretto e su una piccola cresta. Anche il terzo giorno è stato a tratti sfiancante, visto che le discese (e le salite) sono a tratti ripide. Bisogna essere dunque in forma, sicuramente: la presenza di tanti rifugi però aiuta nel ridistribuire le tappe a proprio piacere. Le gallerie del Lagazuoi non sono consigliabili a chi soffre di claustrofobia: è fondamentale avere una lampada, ma sono comunque scivolose e totalmente buie. In conclusione, l’Alta via numero uno non presenta difficoltà tecniche elevate ma bisogna comunque prestare attenzione ai sentieri a volte stretti e ai dislivelli che sono effettivamente impegnativi (9000 metri in 9 giorni non sono una passeggiata!)

 

INFORMAZIONI SULL’ALTA VIA NUMERO UNO: DEVIAZIONI E GITE DI UN GIORNO

  • Abbiamo fatto una deviazione per raggiungere il Rifugio Venezia: l’idea era fare il giro del Pelmo ma ci hanno segnalato neve sul sentiero e quindi abbiamo desistito. Il Rifugio Venezia è comunque molto bello ed è una gita di un giorno molto apprezzata. Il giro del Pelmo è comunque abbastanza ostico, in quanto prevede qualche breve passaggio attrezzato.

 

  • Altre gite di un giorno: Rifugio Città di Fiume da Passo Staulanza, Rifugio e Lago di Coldai da Pramperet, Giro delle Cinque Torri, Rifugio Croda da Lago da Cortina o dal parcheggio della strada che porta al Passo Giau, Rifugio Lagazuoi o Rifugio Nuvolau da Passo Falzarego.

 

  • Le ferrate più famose, che come detto abbiamo evitato, sono quelle che portano dal Passo Giau al Nuvolau e da Marmol a Belluno centro città.

 

 

 

 

 

 

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Non si può dire che amo viaggiare, sarebbe riduttivo, preferisco dire che la mia vita è viaggiare. Spero solo che quando finisco di visitare ogni angolo del nostro bellissimo pianeta Elon Musk e il suo SpaceX siano pronti a farmi esplorare anche altri pianeti :P

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